È uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo

Càpita che andando a fotografare chef stellati per un periodico, ti venga riservato un trattamento di tutto rispetto nel loro ristorante, a volte inserito in qualche splendido Relais-Chateaux. E se per caso sei in compagnia del critico che scrive l’articolo… .

È uno dei pochi privilegi rimasti di questo sporco lavoro.

Alcuni chef amano a tal punto il loro che quasi ti obbligano ad assaggiare i loro piatti. Se sei goloso e sei loro simpatico, è la fine. Càpita, ma non sempre: alcuni anni fa a me e alla mia assistente non è stato offerto nemmeno un caffè durante l’intera sessione di riprese e alla fine della lunga mattinata ho dovuto chiedere una bottiglia d’acqua. Certo, una volta caricata l’attrezzatura, seduti in auto, le chiavi inserite nel cruscotto e la prima marcia inserita ci è stato cortesemente chiesto se volevamo fermarci a pranzo … . Abbiamo rinunciato ad assaggiare le creazioni del migliore chef del mondo e siamo andati in una simpatica pizzeria.

Invece a Cortina, ormai un po’ di anni fa, fui ospitato da Walter Bianconi, allora presidente dei Jeunes Restaurateurs D’Europe: la sera in un ottimo albergo e il giorno dopo, di buon mattino, nel suo ristorante di allora, il Tivoli. Ricordo ancora adesso quel pranzo, dopo le riprese, terminato con una crème brûlée che era meglio del sesso (non scherzo). Tornai a Milano contento, satollo e con una bottiglia di ottima grappa.

Ieri sono stato ospite Da Vittorio a Brusaporto. Ottima ospitalità, ma non ho potuto fare il bagno (ero senza costume …).   Prossimamente il lavoro, non appena verrà pubblicato su STYLE Magazine di giugno.

© Paolo Nobile - All Rights Reserved

Advertisements

About this entry