[Il mio] Elogio dell’imperfezione

Si arricchisce la galleria di immagini imperfette che mi diverto a realizzare col mio telefono e con l’aiuto di alcune applicazioni a basso costo o gratuite per l’iPhone. E si ripresenta il solito dualismo perfezione/imperfezione. Nella fotografia commerciale non si può prescindere dalla ricerca della perfezione [del prodotto] nelle immagini. Bisognerebbe aggiungere: purtroppo.

Perchè spesso, anche se non sempre, la ricerca della perfezione – o meglio, dell’idea che della perfezione, generalmente, ha il cliente – porta a un’immagine asettica e priva di quella sensualità che dovrebbe attrarre il potenziale acquirente del prodotto. Perfetta il più delle volte, forse, nella forma, ma priva di emozione. Secondo me, ma non solo.

Infatti, Irving Penn afferma: ‎”A good photograph is one that communicates a fact, touches the heart, and leaves the viewer a changed person for having seen it; it is in one word, effective.”

Effective: ottimo termine. Tra un’immagine perfetta, ma didascalica, e una che suscita emozione nell’osservatore, io non ho dubbi, scelgo la seconda. Ed è quella che definirei effective. Molto interessante il concetto di bellezza tradizionale giapponese Wabi-sabi:

Wabi-sabi (侘寂) represents a comprehensive Japanese world view or aesthetic centered on the acceptance of transience. The aesthetic is sometimes described as one of beauty that is “imperfect, impermanent and incomplete“. It is a concept derived from the Buddhist assertion of the Three marks of existence (三法印 sanbōin), specifically impermanence (無常 mujō). Characteristics of the wabi-sabi aesthetic include asymmetry, asperity, simplicity, modesty, intimacy and the suggestion of natural processes“.

Fin qui, la perfezione/imperfezione nelle immagini. Ma cosa dire, ad esempio, della perfezione riferita al vino? Ci vedo diverse analogie. Molto interessante l’opinione di Fabio Rizzari in questo blog sul vino dal quale traggo: “Volendo metterla su un piano filosofico-svolazzante, è intrigante accorgersi che in molte cose che definiamo di altissima qualità e di grande purezza, esista un lato d’ombra, un elemento irrisolto, una sfumatura del loro contrario: una traccia di impurità, di bruttezza, addirittura di sporcizia. E se non proprio un elemento che si “deposita” nella materia finale, almeno un passaggio, una fase della lavorazione, un contatto“.

Stupendo.

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