c’era una volta lo still-life

C’era una volta lo still-life. Non sono un nostalgico della pellicola, il digitale è così comodo che non vorrei tornare indietro ma il metodo di lavoro è cambiato parecchio (come ho già scritto, molto è cambiato, ma non tutto). Rovistando tra i detriti della mia carriera mi sono imbattuto in questa vecchia campagna per Mulino Bianco, agenzia Armando Testa, art director Roberto Fiore – campagna con la quale vincemmo il Primo Premio IGP.

Tre giorni  e mezzo di lavoro, sempre in bilico sulla scala con il naso sul vetro smerigliato della mia 8″x10″ e l’assistente coricato a terra che muoveva i biscotti, sorretti da cilindretti di carta di lunghezza diversa, millimetro per millimetro. Lo scatto era abbastanza complicato e la sequenza durava circa 20 minuti: 1) si apriva un otturatore esterno (che mi ero fatto costruire dal mio amico Filippo con un magnete che muoveva l’otturatore, il tutto comandato da un interruttore e un timer) e si esponeva lo strip-lite; 2) esponevo l’interno del bicchiere e i bordi di alcuni biscotti con la fibra ottica (anch’essa auto-costruita a un decimo del costo del famoso Hose Master); 3) cambiavo il diaframma da 32 a 8 e toglievo il telo nero esponendo il cartoncino con la sagoma della scia; 4) toglievo il cartoncino sagomato nero e esponevo il cartoncino arancio.

A pensarci mi viene ancora mal di schiena … . Probabilmente oggi impiegherei solo un giorno per lo scatto e alcune ore di post.

Nota a margine: alcuni anni prima avevo avuto occasione di fotografare il simpatico Armando Testa il quale, alla fine della sessione, mi disse : “Se un’agenzia non ti mette in condizione di lavorare bene, non è una buona agenzia”.

Amen.

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