potere agli art-directors

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Chi di voi sa che i migliori quotidiani, dal punto di vista grafico, si trovano in Polonia ed Estonia ?  Pluri-premiati – e non durante una sagra di paese. Siete a conoscenza che la rivoluzione del design di alcuni quotidiani dell’ex blocco sovietico ha portato a notevoli aumenti di tiratura delle copie cartacee degli stessi ?  Parliamo di una percentuale variabile in tre anni che va dal 13% al 100 % (sì, cento-per-cento).

Certo, paesi dove fino a non molti anni fa quotidiani e periodici (la vita in generale) non erano paragonabili ai nostri. Ma questa storia mi sembra comunque molto interessante.

Ciò che l’editore svedese Bonnier, proprietario di diverse testate con sede nell’ex-USSR ha fatto, è stato di affidare ad un art-director con un background da architetto la rivoluzione grafica, ma non solo grafica, di questi giornali. Badate: non quello che viene impropriamente definito restyling, ma un cambiamento anche del processo di costruzione del giornale.

Il simpatico Jacek Utko svela in 6 minuti di conferenza presso il TED a Long Beach, California, la sua breve e fulminante analisi della situazione attuale e la ricetta da lui applicata negli anni per migliorare i giornali ai quali lavora. Su un punto è stato molto chiaro: i quotidiani, così come sono adesso, moriranno. Punto. Il lavoro che lui ha fatto è temporaneo, ma almeno permette di prendere tempo e di non percorrere strade sbagliate come quelle che ho visto consigliate nelle conclusioni del rapporto della FIEG sulla stampa in Italia (sbagliate secondo me, naturalmente). Non voglio parlare ora della necessità da parte degli editori di “tutelare il valore dei contenuti editoriali attraverso la revisione della normativa sul diritto d’autore”, pagina 59 del rapporto, di cui vorrò pubblicare uno specifico post.

Riassumo qui di seguito la conferenza ma consiglio vivamente la visione e l’ascolto di questo breve video in inglese per maggiori dettagli:

  • i quotidiani stanno morendo per alcune ovvie  ragioni: a) i lettori non vogliono pagare per le notizie di ieri; b) gli iPhone o altri terminali sono decisamente più pratici e ti offrono aggiornamenti in tempo reale (provate a dirlo a coloro che stanno parlando di Stati Generali della stampa in Italia: quando il periodo di gratuità dei quotidiani per diciottenni finirà, quanti di questi giovani si tramuteranno in abbonati o acquirenti anche solo occasionali della copia cartacea ?  Ci sarà da leccarsi le dita se un paio di questi ragazzi si abboneranno alla versione on-line); c) aggiungo io che la crisi finanziaria ha accelerato l’agonia dei quotidiani cartacei già in atto da tempo.
  • le diverse opzioni che gli esperti stanno considerando sono: il quotidiano gratuito, formato tabloid, locale, di nicchia (ma non può essere gratuito), schierato (ne abbiamo di non??), + immagini – notizie, buono per la colazione (perchè quando sei in ufficio ti leggi gli aggiornamenti on-line e la sera la copia del mattino non è vecchia, è defunta). Sono opzioni che non risolvono il problema, ma rallentano l’agonia del mezzo cartaceo.
  • la storia di Utko è quella di un architetto che decide di lavorare come art-director per Bonnier finchè un giorno, a Londra, vede uno spettacolo che avrebbe potuto essere banale ma che il performer è riuscito a trasformare in arte (non ho potuto capire il nome del performer: l’accento dell’est rende alcune parole incomprensibili, almeno a me). Quindi, perchè non applicare la stessa intuizione al design del giornale ? Utko comincia a considerare il giornale come pezzo unico, una composizione (come in musica, dice) con i suoi ritmi, con la copertina che diventa un poster. Il suo approccio non era di cooperazione, quella era la sua prima pagina: sperimentazione (nella conferenza dice: come designer, ero responsabile di questa esperienza, di questa composizione, con i suoi ritmi). Subito, questo approccio ha prodotto i risultati di aumento di tiratura a cui accennavo all’inizio.
  • Può il design, da solo, modificare la tiratura del giornale ? No, perchè il processo non era rivolto solo a modificare il look ma tutto il prodotto, il processo di formazione dall’inizio alla fine. Ed è questo che lui intende come designer del giornale.
  • Quindi, la morale è che il design del giornale può non solo modificare l’aspetto ma anche tutto il workflow di produzione e di promozione. E i risultati di vendita … .

 

Credo che lo stesso principio possa essere applicato ai periodici. In altre parole: giornali più belli !! Dò per scontato che i contenuti di testo lo siano già   😉

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