il futuro dei giornali (e dei fotografi editoriali)

Il futuro dei giornali, qualunque sarà, racchiude al suo misterioso interno il futuro dei redattori ma anche – ovviamente e soprattutto, dal mio punto di vista – quello dei fotografi editoriali. I quali guardano con grande preoccupazione al continuo diminuire dei numeri venduti e delle pagine pubblicitarie e, conseguentemente, dei loro guadagni. La richiesta di riduzione dei costi è stata la prima cosa a cui gli editori hanno pensato: se le pagine degli inserzionisti diminuiscono, gli abbonamenti e il numero delle copie vendute in edicola diminuisce, allora tagliamo i costi di realizzazione dei servizi. Peccato che tagliare i costi non migliori la qualità dei giornali, anzi,  ma peggiori certamente la vita dei fotografi e la qualità del lavoro realizzato (quando si realizza). Quindi, si innesca un perverso meccanismo.

© Paolo Nobile • Crocifissione (trittico)

© Paolo Nobile • Crocifissione • 3 stampe a contatto da negativi 8" x 10" su carta baritata montate su pannello

E qui arriva un punto di vista diverso: non quello dell’editore, direttore, o del collaboratore free-lance ma quello del lettore, affezionato o casuale. Sono un lettore, lo sono sempre stato sin da quando ho imparato a leggere e ho riempito fino ad alcuni anni fa il mio studio e la mia casa di libri, quotidiani e periodici. Ma quel tempo è finito. Ora compro solo libri (che continuano ad accumularsi) perchè tutti i quotidiani hanno ormai una versione on-line del giornale e se uno non si accontenta e vuole proprio la copia esatta del cartaceo se la paga, o acquista l’abbonamento e se la legge sul monitor. Per i periodici è un po’ diverso, ma alcuni (all’estero, non mi risulta in Italia ma potrei sbagliarmi) ci stanno provando – non so ancora con che risultati. Quindi, i periodici vanno ancora acquistati in edicola o ci si deve abbonare. Domanda: perchè io, lettore, dovrei abbonarmi o acquistare un periodico che non è più bello (interessante, stimolante, ecc.) come un tempo ? Dove la qualità dei servizi (fotografici, si intende) si è, generalmente, livellata verso il basso ? Dove la pubblicità (tanta) è raramente interessante ? (Sì, vi sono delle eccezioni, ma sono eccezioni).

Quindi, dicevo, si innesca questo meccanismo: gli inserzionisti non investono come prima (non hanno più soldi o stanno ad aspettare oppure deviano, giustamente, su internet) → meno pagine pubblicitarie → meno introiti per il giornale → taglio dei costi → peggioramento della qualità della pubblicazione → meno abbonamenti e vendite in edicola. Si obbietterà che, da sola, la qualità del giornale non è LA causa della diminuzione delle copie vendute, ma una delle cause. Vero. Ma se in un periodo di crisi come quello che stiamo affrontando tu cerchi di vendermi un prodotto di cui (forse) posso fare a meno e che in più non è granchè … .

Mi chiedo cosa pensino gli inserzionisti pubblicitari dei giornali di questo momento storico-economico.

Rob Haggart (ex Director of Photography di alcuni periodici americani) pubblica un blog molto interessante per noi fotografi e, credo, interessantissimo per i photo editor nostrani, soprattutto se all’inizio della carriera. In uno dei suoi post ha scritto, al fondo, questa cosa:

Finally, I will say this about the future of magazines and photography. There is no future for magazines that don’t challenge and surprise their readers with original sophisticated imagery. The internet has set the ground floor and if you can’t rise above it, you will disappear”.

Vangelo. Vale anche per noi fotografi ! Se non saremo in grado di dare risultati superiori alla media dei fotoamatori, faremo la fine dei dinosauri. La crisi finanziaria ha solo agito da catalizzatore di un processo cominciato anni fa nel campo dei media con una rivoluzione tecnologica che si sta tramutando (si è già tramutata) in rivoluzione culturale.

In un altro post, Haggart ha portato a nostra conoscenza il conto economico del mese di maggio 2008 di JPG magazine. È estremamente interessante per noi fotografi, visto che ci chiedono sempre di abbassare i costi. Vi invito a leggerlo e ad osservare in particolare i costi dei collaboratori versus altri costi come carta, stampa e spedizione. Noterete che il “giant sucking hole” non sono i costi dei contributors (23.000 USD) ma tutto il resto, in particolare i costi mensili di carta e stampa (104.000) e spedizione (23.000) per un totale di 127.000 $. Immagino che il conto economico di un periodico italiano sia molto simile.

Non è una novità: gran parte dell’editoria migrerà verso la rete con probabile e conseguente diminuzione dei costi per gli editori (almeno dei costi di carta, stampa e spedizione che, come abbiamo visto, sono enormi). Sarebbe un grave errore da parte degli editori continuare con questa politica della riduzione dei nostri compensi perchè:

  • I costi di gestione della nostra attività non sono diminuiti negli anni, anzi.
  • Al di sotto di una certa soglia (c.o.d.b. : cost of doing business) non si può scendere.
  • Produrre un (buon?) servizio, costa. Non si può pretendere di comprare una Mercedes al prezzo di una Panda.
  • Gli editori possono anche pubblicare i giornali su internet e risparmiare sui costi but if they “don’t surprise their readers with original sophisticated imagery …, they will disappear”.

E noi con loro.

Chi glielo dice ?

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