Dopo la menzione d’onore dello scorso anno, posso annunciare con soddisfazione di essermi classificato primo nella sezione Food nel concorso relativo al Premio della Qualità Creativa in Fotografia Professionale indetto a livello nazionale da Tau Visual. La soddisfazione è doppia perchè la giuria era composta da professionisti di eccellenza della comunicazione pubblicitaria e editoriale nonché da persone di spicco nel campo della cultura e dell’arte (grazie! a tutti loro). Inoltre il livello dei colleghi e dei lavori rappresentati era certamente elevato.

Un ringraziamento particolare a Roberta Deiana che ha voluto coinvolgermi e lasciato interpretare le sue ricette.

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Questo è il primo di 4 video di circa 4 minuti l’uno nei quali Roberto Tomesani (Tau Visual – Associazione Nazionale Fotografi Professionisti) fornisce una guida rapida e semplice per capire come promozionarsi senza uccidere il mercato.

Gli altri li trovate su YouTube qui, qui e qui oppure tutti insieme qui.

 

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Non sono tra quelle persone che soffrono di invidia. Ma in questa specifica occasione devo ammettere: sì, avrei voluto fare io quelle foto. Nel mio post “the next will be chemical” avevo aggiunto un link riferito alla pagina di Wikipedia dedicata al Great Pacific Garbage Patch. Oggi scopro che il solito Rob Haggart ha scovato un fotografo, Chris Jordan, che ha trovato il modo di illustrare in modo molto efficace il problema dell’inquinamento dei mari.

Certo, per cercare di diluire la mia invidia, devo pensare che Chris si è trovato nel posto giusto e che io, probabilmente, avrei interpretato diversamente il soggetto. Comunque, anche se forse diluita, l’invidia rimane. Insieme alla speranza che prima o poi si riesca a mettere mano a questo problema.

© Chris Jordan

Era ora (clicca qui).

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Troppo spesso e con argomentazioni a mio giudizio pelose si fa volutamente confusione tra l’accesso gratuito alla rete e la libera circolazione delle idee (su entrambe le questioni sono daccordo) con l’appropriazione di ciò che si trova su internet (con quest’ultima, naturalmente, non sono daccordo). Per fare un esempio tra i tanti possibili: lo scorso anno mi ero imbattuto in un blog di cucina dove venivano pubblicate immagini e ricette chiaramente tratte da una conosciuta pubblicazione di cucina dove l’autrice (sic) del blog dichiarava con parole più o meno testuali: “il materiale pubblicato è stato reperito su internet e quindi libero da copyright”. Non ho più trovato questo blog. Spero lo abbiano chiuso o che abbiano obbligato l’autrice a pagare le royalties.

Altro discorso è il voler pubblicare gratuitamente o con licenza Creative Commons il proprio lavoro a scopo divulgativo o di promozione dello stesso.

A proposito del Lucie Award assegnato a burn, sono andato a guardarmi questo lavoro, drammatico ma molto bello, di Michael F McElroy pubblicato proprio su burn. Sono a conoscenza da tempo dei problemi della sanità USA ma ogni volta che vedo/leggo queste storie rimango sempre terrorizzato dall’idea che anche da noi prima o poi possano riuscire a trasformare la nostra sanità pubblica (migliorabile, per carità) in una efficientissima macchina da soldi per le assicurazioni private.

An American Nightmare by Michael F McElroy

Quest’anno il Lucie Award per il migliore giornale di fotografia è stato assegnato a burn. burn è curato dal fotografo magnum David Alan Harvey. È possibile sottoporre dei lavori singoli o in serie per la pubblicazione. Vale la pena darci un’occhiata.

Sempre a proposito di acqua leggo di questo kit e delle analisi che è possibile effettuare sull’acqua di casa nostra. Dal Magazine del Corriere della Sera (clicca qui)

© Paolo Nobile • The Next Will Be Chemical

© Paolo Nobile • The Next Will Be Chemical

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Lo scorso 13 Agosto sono venuto a conoscenza di un nuovo brano dei RadioheadHarry Patch (in memory of).

Il brano è stato scritto da Thom Yorke in memoria dell’ultimo soldato britannico sopravvissuto alla prima guerra mondiale, morto quest’anno all’età di 111 anni (sì, cento-undici). L’ultimo verso del brano recita “The next [war] will be chemical but they will never learn”. Ho pensato di appropriarmene per dare il titolo a un immagine che avevo in mente da tempo in relazione alla contaminazione dell’acqua.

Non so se la prossima guerra sarà chimica ma – di questo passo – certamente nei prossimi decenni l’inquinamento e la conseguente contaminazione delle falde acquifere e dei mari avrà l’effetto di una guerra (avrai forse seguito le notizie relative alle navi cariche di rifiuti tossici affondate nel mediterraneo, per citare la notizia più recente).

Qui sotto un paio di foto del set montato nel piccolo patio del mio studio e alcuni link per chi vuole approfondire l’argomento.

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200926Sep_1006

200926Sep_1009

la Repubblica : Navi dei veleni, caccia a decine di relitti

Corriere della Sera : Dieci casse di esplosivo militare. Così ho affondato le navi dei veleni

Great Pacific Garbage Path

Oceanic Preservation Society

The Cove Movie

Global Post : The coming war for water

Waterlife NSB

Il 23 Settembre è uscito il primo numero de Il Fatto Quotidiano, esaurito già al mattino presto. Il panorama dominato da giornali posseduti da gruppi industriali e finanziati dalla politica è un po’ cambiato. Vedremo.

Mi piace molto la definizione che Carlo Freccero ha dato della redazione: “la sporca dozzina dell’informazione”.

Grazia Neri chiude. Ne parla Luca Pianigiani qui (commenti al post interessanti).

Sembra che la tecnologia in questi anni sia venuta un po’ in soccorso dei fotografi che vogliono vendere il loro archivio senza necessariamente rivolgersi a un’agenzia. Ne parla Rob Haggart qui. Inoltre Luca Pianigiani invita, giustamente, a vedere il video di Yuri Arcurs (al fondo del post) in questo intervento del 13 settembre.

In passato ho provato a gestire direttamente la vendita delle immagini di cui ho i Diritti patrimoniali ma, non appena è aumentata la quantità delle immagini, il tempo da dedicarci era tale che quasi non potevo più scattare fotografie. Quindi le ho affidate a StockFood. Però le cose stanno (velocemente) cambiando. Potrebbe essere interessante per le immagini non di cibo.

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© Paolo Nobile • Non Luogo (I) • stampa ai sali d'argento su carta baritata

© Paolo Nobile • Non Luogo (I) • stampa ai sali d'argento su carta baritata

Nel canale de La Stampa dedicato alla fotografia sono state pubblicate le immagini appartenenti alla sezione personal del mio sito e di quello su Photographers Pro.

Clicca qui.

© Paolo Nobile • Water Privatization

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Ho cominciato da poco a lavorare su un mio nuovo progetto, l’acqua, e ho pensato di far divenire l’immagine qui sopra il mio promo del mese di luglio (e conseguente post sul mio blog), aggiungendo alcuni link relativi alla privatizzazione dell’acqua pubblica per coloro che, come me, fossero eventualmente interessati all’argomento. Nei luoghi dove l’acqua pubblica è stata privatizzata i guai sono arrivati velocemente (con l’aumento verticale delle tariffe, per esempio) mentre ciò che di buono c’era nell’operazione (i ricavi) è stato spartito solo tra gli azionisti delle multinazionali che sono riuscite a mettere le mani sul business.

È un’operazione che sta avvenendo da anni in tutto il mondo. Se ti interessa saperne di più, puoi cliccare sui link qui sotto.

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Public Citizen: Water Privatization Overview

Public Citizen: Turning On The Tap

CBC News: Indepth – Water Privatization

Food & Water Watch: Private vs. Public

Food & Water Watch: Case Studies Of Failed Water Privatization

Food & Water Watch: Sign The “Protect America’s Water Pledge”

Wikipedia: Water Privatization

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Legge 6 Agosto 2008, n.133, Art. 23-bis

Risorse idriche, ricchezza pubblica

Dalla Lombardia OK al referendum sull’acqua

La grande rivincita dell’acqua fai da te

L’ENI uscirà da Acqua Campania

A chi giova l’acqua minerale?

Dal sito di Photographers.it , pagina dei bandi:

“L’associazione culturale La Pecora Nera, nell’ambito della importante manifestazione artistica Rintracciarti, diritti in cerca di identità, – www.rintracciarti.org – che si terrà a Mantova dal 21 Novembre all’8 Dicembre 2009, sta organizzando una selezione di mostre fotografiche aventi come tema Il diritto di sapere, il dovere di informare.

Le selezioni per la partecipazione alla mostra avvengono esclusivamente via web su www.photographers.it , tra il 15 giugno e il 10 settembre 2009

È richiesta la produzione di un portfolio di fotogiornalismo di  almeno 8  foto (massimo 20) con un testo di presentazione di massimo 500 parole. Il tema è Il diritto di sapere, il dovere di informare, ma verranno presi in particolare considerazione quei portfolii che evidenziano  situazioni di palese violazione dei diritti umani.

I lavori saranno scelti da una giuria qualificata esclusivamente fra quelli caricati, entro il 10 settembre  2009, nella sezione dedicata al bando all’interno di www.photographers.it, portale realizzato da Starring e dedicato alla fotografia in Italia. Ai partecipanti basterà iscriversi gratuitamente al sito per accedere al form d’inserimento del progetto, dove potranno caricare il progetto con un titolo, il testo e fino a 12 immagini (il progetto completo puo averne anche fino a 20).

La giuria è  cosi composta:
Gianni Berengo Gardin, Presidente della giuria
Maria Teresa Cerretelli (Photo Editor rivista Class e presidente del Grin)
Roberto Tomesani (coordinatore Associazione Nazionale Fotografi Professionisti)
Angelo Cucchetto (responsabile Photographers.it)
Giona Scanavini (responsabile Festival Rintracciarti)
Marco Brioni (il Promotore, associazione culturale Pecora nera)”

Il resto delle informazioni lo trovate sul sito di Photographers.it

FLYP è un periodico on-line creato e pubblicato da Digital Media International. Multimediale, quindi le storie che potete leggere si avvalgono anche di contributi audio e video. Qui un piccolo estratto delle informazioni reperibili sul sito:

“FLYP uses an innovative palette of online tools and Web 2.0 user functionality to provide an engaging and enriching multimedia experience. We approach the Internet as a new medium—not just a new distribution channel—and we strive for a form of journalism that fulfills its possibilities on topics that range from politics and science to art and music”.

Un bell’esempio per coloro che si ostinano ancora a stampare, rilegare, distribuire periodici cartacei –  buttando così un sacco di soldi dalla finestra – al posto di investire in un bel progetto multimediale on-line, risparmiando un bel po’ di denaro (pagando meglio i contributors, però … ;-) ). Un periodico gratuito, al momento, ma per il quale non farei alcuna fatica nel pagare il giusto prezzo dell’abbonamento.

Ma di questo ne parleremo in modo più approfondito in un prossimo post, dato che vi sono (brutte) notizie in arrivo nel campo dell’editoria italiana.

Check it out !

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Sul blog del GRIN (Gruppo Redattori Iconografici Nazionale) è comparso il commento di Amedeo Vergani, presidente Gsgiv dell’Associazione Lombarda Giornalisti, alla selezione finale del Premio Ponchielli. Vergani contesta la scelta dei finalisti e dei vincitori del premio da parte della giuria del GRIN: scelta determinata senza tenere conto dell’appartenenza dei fotografi all’Ordine dei Giornalisti.

Viene da chiedersi: e allora ?

L’appartenenza o meno all’ordine non mi sembra sia garanzia di aderenza a un codice deontologico, professionalità o specchiata moralità. Ciò che vediamo e leggiamo quotidianamente ne sono chiara testimonianza (con le dovute, sacrosante eccezioni – per fortuna).

Interessanti i commenti scaturiti dalla pubblicazione del testo di Vergani sul blog.

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© Martina Bacigalupo

© Martina Bacigalupo

Witness Journal è un giornale on-line basato in gran parte su immagini di reportage che ho scoperto, con colpevole ritardo, attraverso il sito del Corriere della Sera: un editoriale per ogni numero (ora il 22) e il testo che il fotografo (max 3000 battute) può inserire nel suo lavoro. Credo sia un’ottima iniziativa, non solo per quei fotoreporter che devono farsi notare. Da quello che leggo il fotografo rimane titolare dei Diritti Morali e Patrimoniali delle immagini ma concede alla redazione un’esclusiva di 30 gg e gli viene riconosciuta una percentuale del 30% sull’incasso pubblicitario. Questa percentuale viene giustificata con i rischi e i costi di impresa della redazione. Ma è anche vero, e non bisognerebbe dimenticarlo, che il fotografo si è già assunto i rischi e i costi della realizzazione (cioè, quelli della sua impresa).

Comunque un’iniziativa positiva. Qui sotto la copertina del n.22 con una foto di Giuliano Koren.

 

witness journal #22

witness journal #22 • foto di copertina Giuliano Koren

Campagna Tre Volte Sì per la Regione Piemonte, Agenzia Orange 021

 

Foto Paolo Nobile, Agenzia Orange 021, Cliente Regione Piemonte

Foto Paolo Nobile, Agenzia Orange 021 - Regione Piemonte

È un peccato che non vi sia la traduzione o il doppiaggio in italiano ma credo valga la pena vederlo ed ascoltarlo con attenzione. Può essere di ispirazione.

Di richieste bizzarre ne arrivano sempre, con una frequenza diversa forse in relazione alle crisi economiche, alle eruzioni solari o alle fughe di radon dal sottosuolo. Qualche tempo fa il titolare di un’agenzia pubblicitaria dell’Emilia Romagna di cui non avevo mai sentito parlare (e per la quale, per forza di cose, non avevo mai lavorato) mi chiama per chiedermi se voglio fare un lavoro gratis. Campagna sociale ? Pro-bono ? Macché: voleva partecipare ad una gara per accaparrarsi un possibile cliente, cioé un’azienda con la quale avrebbe potuto (lui) firmare un contratto.

Ieri ho scoperto che un mio (ex) cliente ha cominciato a utilizzare alcune mie immagini per un uso per il quale non aveva pagato i Diritti. Chissà perchè, si era dimenticato di avvertirmi.

Grazie a Leslie Burns Dell’Acqua

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Non è un errore di battitura: Poladroid è una divertente applicazione gratuita che ti permette di estrarre con poca fatica immagini con il look delle vecchie polaroid dai jpeg archiviati sul tuo hard-disk. Durante il tempo di attesa per lo “sviluppo”, puoi estrarre delle polaroid intermedie oppure attendere pazientemente che venga emesso il suono di sviluppo terminato e vedere cosa è successo.

Divertente e facile. Non devi fare molto. Qui sotto un ritratto dello chef Massimo Bottura, Osteria Francescana, Modena (© Paolo Nobile).

 

MBotturaRitr_pola

La fotografia si affianca al testo non solo come illustrazione letterale ma perchè l’una convalidi l’altro e sia nell’una che nell’altro si possano leggere significati nuovi” (Beaumont Newhall, Storia della Fotografia, Einaudi).

L’identificazione del soggetto può essere così casuale che occorre un titolo per far capire che vale la pena di sforzarsi per avere un’ulteriore esperienza dell’immagine” - Minor White (Beaumont Newhall, Storia della Fotografia, Einaudi).

 

© Rena Effendi • Anastasia Vanishvilli, 11 years old, refugee from Gori collecting bread at the newly established tent camp in Mitsheta, August 12, 2008

© Rena Effendi • Anastasia Vanishvilli, 11 years old, refugee from Gori collecting bread at the newly established tent camp in Mitsheta, August 12, 2008

 

Sul sito del National Geographic ho trovato notizia del All Roads Photography Program, iniziativa che supporta gli autori di tutto il mondo le cui immagini documentino i cambiamenti nelle rispettive comunità e culture.

I fotografi premiati nel 2008 sono Rena Effendi, Alejandro ChaskielbergKhaled Hasan e Farzana Wahidy. Mentre i primi due, sui rispettivi siti personali, aggiungono le didascalie alle immagini –  completando così la visione delle stesse – gli altri autori le evitano lasciando, secondo me, il loro lavoro (comunque notevole) incompiuto.

Well, in my humble opinion … .

Altro autore interessante e vincitore nel 2007: A Yin.

 

© David Burnett / Contact Press Images

© David Burnett / Contact Press Images

 

Lens, Photography, Video and Visual Journalism è il nuovo blog fotografico del New York Times. Ci hanno messo un po’ ma ci sono arrivati. E lo hanno fatto bene: le immagini sono grandi ed è possibile la visione full screen. Da notare che il copyright del fotografo è sempre citato. Insomma, parliamo di giornalismo con le immagini, storie illustrate.

Alcuni quotidiani di casa nostra hanno qualcosa che ci assomiglia – parenti lontani, però :-( – ma non citano mai, o quasi mai, l’autore delle immagini. Se va bene, l’agenzia di appartenenza ma, spesso, nemmeno quella. Non credo di sbagliarmi ma se qualcuno può segnalarmi l’eccezione, lo faccia.

Altri blog con belle immagini da seguire, magari attraverso un feed RSS : The Big Picture (Boston Globe), Capture (Denver Post), The Frame (Sacramento Bee).

MediaStorm produce servizi avvalendosi anche dell’immagine filmata. Molto interessante.

© Doug DuBois

 

Purpose è un bel giornale on-line (nessuna versione cartacea) di sole fotografie. È gratuito ma una donazione on-line tramite PayPal è possibile (e giusta). Sono venuto a conoscenza di Purpose casualmente, mentre leggevo un vecchio numero di una bella rivista olandese a nome GUP (Guide to Unique Photography). L’ultimo numero è dedicato all’infanzia ed è stato realizzato con le immagini di numerosi fotografi. Mentre guardi le immagini puoi ascoltare la musica di autori che evidentemente hanno contribuito alla realizzazione del numero (uno dei rarissimi casi in cui la musica non dà fastidio durante la visione: errore nel quale cadono molti colleghi). Nessun articolo, solo immagini e le didascalie delle singole opere. Da non perdere.

 

Fotografi che hanno contribuito al n.8 di Purpose: Doug DuBois, Marisa Portolese, Alessandra Sanguinetti, Laura Pannack, Robert Knight, Gilles Raynaldy, Gérald Garbez, Todd Deutsch, Samantha Contis, Elizabeth Fleming, Chris Mottalini, Ahlam Shibli, Véronique Ellena, Beth Y. Edwards, Geoffroy Mathieu, Pascal Hausherr, Colin Pantall, Wolfram Hahn, Evan Baden, Raimond Wouda, Susana Raab, Tammy Mercure, Amy Stein, Alain Cornu, Robin Schwartz, François Debricon, Joakim Eskildsen, Marc Wendelski, Constant Anée, Yveline Loiseur, Thekla Ehling, Julien Magre documentation Céline Duval, Wilma Hurskaine, Kevin Romaniuk, Franck Gérard, Dulce Pinzón, Johanne Bouvier, Anton Zatzepine, Colleen Heslin, Maya de Forest, Paul Demare, Christian Demare, Musée Carnavalet.

Musica di: Stefano Pilia, Nickolai D. Nickolov, Caro & Edu (Panico), Rodolphe Alexis & Yoko Fukushima, Matthieu Safatly.

Per chi volesse aggiornarsi sulle possibilità di creare storie attraverso la manipolazione delle immagini, consiglio la visione e la lettura di questo post pubblicato su Women in Photography. Lampante non è solo la possibilità di creare una realtà diversa (un rapporto tra due persone che sono una sola) ma una realtà plausibile.

Ecco una breve citazione “Using the computer as a tool to create a “believable” situation is not that different from accepting any photograph as an object of truth, or by creating a story about two people seen laughing, making-out, or quarreling in a restaurant“.

Sono rimasto sorpreso nelle ultime settimane nel constatare che non si è parlato a sufficienza del fatto che oggi possiamo creare una realtà inesistente e che solo un esperto perito del tribunale può rivelare se quella data immagine sia stata manipolata o meno.

A proposito, quello di Kelli Connell è un gran bel lavoro. Mi colpisce l’uso del mezzo al servizio di una bella idea. Un’idea non nuova (il rapporto col se) ma interpretata in modo sensibile e intelligente. Non solo uno sterile sfoggio di tecnicismo ma lo sfruttamento del mezzo per creare storie.

Date anche un’occhiata al suo sito e troverete il lavoro completo.

 

© Kelli Connell • Eden

© Kelli Connell • Eden

© Paolo Nobile • Mutazione (I) • stampa ai sali d'argento su carta baritata

© Paolo Nobile • Mutazione (I) • stampa ai sali d'argento su carta baritata da sandwich di negativi

L’articolo Copyright Critics Rationalize Theft di Mark Helprin, pubblicato nella versione on-line del Wall Street Journal viene in aiuto nel districare la matassa sul copyright: una cosa è la sacrosanta libera circolazione delle idee, ben altra è il furto delle opere di un autore, siano esse musiche, testi o immagini.

Per fortuna, da qualche parte se ne parla.

Grazie  APE

“Photography isn’t something you retire from,” said Annie Leibovitz accepting the Lifetime Achievement award at the ICP Infinity Awards last night. Leibovitz told the audience that when she first heard she was receiving the award, “I thought, I’m too young”  (via PDN).

Esattamente come mi sento ogni mattina: sempre all’inizio della carriera.

 

© Paolo Nobile

© Paolo Nobile • props-stylist Ornella Rota

 

© Paolo Nobile • The Physical Impossibility of Cooking Thoughts in the Mind of Someone Living

© Paolo Nobile • food stylist/writer Roberta Deiana

 

Restyling del mio sito, aggiunta sezioni new works e personal (questa foto: food stylist/writer Roberta Deiana).

asta

ⓟ Irene Kung

 

Forma – Centro Internazionale di Fotografia di Milano propone una vendita speciale di fotografie per le vittime del terremoto in Abruzzo.
Le immagini hanno come tema comune Il territorio italiano: una possibilità di riflessione in più intorno a un territorio così bello e così fragile, così profondamente segnato dalle calamità naturali ma, ancora di più, dall’incuria di chi, evidentemente, questo territorio non sa rispettare e forse neanche osservare.
Ogni autore ha contribuito mettendo generosamente a disposizione una sua opera. Le fotografie verranno raccolte in una mostra, visitabile a Forma dal 28 aprile al 3 maggio (dalle 11 alle 21 ogni giorno) per poi, dal 4 maggio, essere a disposizione per l’acquisto.
Il giorno 4 maggio, lunedì, alle ore 18, avverrà la vendita speciale (organizzata su base d’asta) i cui proventi verranno integralmente devoluti alla Onlus Save the Children, che si sta occupando fin dal primo giorno dell’assistenza, in particolare verso i bambini, in tutte le zone d’Abruzzo colpite dal terremoto.
Per informazioni:
02.58118067 – 02.89075420
info@formafoto.it
Alessia Paladini: 
printroom@formafoto.it
http://www.savethechildren.it/2003/index.asp

La pagina completa qui.

© Paolo Nobile • Viaggio intorno alla mia camera • Polaroid transfer 9x12, spray, acquerello

© Paolo Nobile • Viaggio intorno alla mia camera (II) • Polaroid transfer 9 x 12 cm, spray, acquerello, copia unica

Ovvero di come gli editori si approprieranno in poco tempo di tutti i Diritti che per legge (e per logica) appartengono agli autori (ne sono rimaste le briciole, ancora per poco). Ma voglio partire un po’ da lontano, dal rapporto della FIEG sulla stampa italiana nel periodo 2006-2008, pubblicato di recente:

Bisogna agire con decisione per riattivare il credito agevolato e per trasmettere impulsi accelerativi al meccanismo produttivo; bisogna ripristinare il credito d’imposta sulla carta e sugli investimenti per stimolare innovazioni di processo e di prodotto; è necessario intervenire per migliorare l’efficienza del sistema distributivo; detassare gli utili delle imprese reinvestiti nelle attività aziendali; limitare il carico fiscale sulle aziende “labour intensive” quali sono quelle editoriali; tutelare il valore dei contenuti editoriali attraverso la revisione della normativa sul diritto d’autore; stimolare la crescita della domanda di prodotti editoriali attraverso la promozione della lettura nelle scuole e nelle famiglie“.

Questo è ciò che è scritto a pagina 59 del rapporto. Non solo in questo breve estratto ma nelle 3 pagine di conclusioni del rapporto, avete per caso letto qualcosa a proposito di informazione on-line ? Avete trovato la parola internet intesa come probabilissimo mezzo di diffusione della stra-grande maggioranza dell’informazione nei prossimi anni ? Ho dato solo un’occhiata veloce al rapporto ma mi sono letto per bene le 3 pagine di conclusioni (quindi, potrei essermi perso qualcosa nelle 56 pagine precedenti). Ma la sensazione è che costoro non abbiano ancora nemmeno lontanamente intuito, nonostante le evidenze, cosa sta già succedendo. “Credito d’imposta sulla carta“, “migliorare l’efficienza del sistema distributivo“. Carta, sistema distributivo! Nell’era già iniziata di internet si parla di carta e di come distribuire un prodotto in quella forma, non in crisi ma agonizzante :-(

Vabbè, i fotografi (ma anche i redattori, che diavolo!) devono rendersi conto che sono nelle mani di costoro.

Ma veniamo al titolo del post e alla frase che ho riportato in grassetto relativa ai Diritti d’Autore: “tutelare il valore dei contenuti editoriali attraverso la revisione della normativa sul diritto d’autore”.

Libera traduzione: “fino ad oggi, grazie al nostro potere contrattuale, noi editori abbiamo dato le briciole ai fotografi e collaboratori esterni; i quali si sono accontentati di bassi compensi e basse percentuali sulle rivendite pur di apparire sulle nostre testate. Ora che le cose vanno male, non ci resta che portare a compimento quel processo già iniziato anni fa: strizzare ancora di più gli autori e far leva sulla scarsa conoscenza della legge che protegge il loro lavoro (soprattutto da parte delle numerose nuove leve) per pagarli di meno e godere della rivendita dei diritti senza che loro ne traggano alcun beneficio”.

Alcuni editori si sono già mossi da tempo in questo senso e gli altri li stanno velocemente seguendo, anticipando la revisione della normativa sul diritto d’autore di cui parla il rapporto sulla stampa 2006-2008.

Un esempio per tutti: alcuni mesi fa sono stato contattato da una redazione che produce un periodico per cui varrebbe la pena lavorare (ben fatto, contenuti utili e interessanti, generalmente belle foto).

Dialogo (ricostruito da me, ma il senso della discussione è esattamente quello rappresentato) :

redattrice: A causa della crisi, i prezzi che ti imponiamo sono bassi.

fotografo: mmhh …, a me sembrano bassissimi. E i Diritti delle immagini ?

redattrice: Ah, quelli rimangono a noi. Il direttore non vuole perdere tempo a contattare i fotografi per i ripubblicati.

fotografo: I servizi sono da realizzare anche in esterni ?

redattrice: Sì, e ti devi pagare pure le spese, sia per quelli in studio che per quelli fuori. Nessun rimborso.

fotografo: OK, quando consegno il lavoro, se ne avete bisogno, vi do io 50 euro.

Ecco, quest’ultima frase l’ho pensata ma non l’ho pronunciata. Se avesse accettato ?

Chi di voi sa che i migliori quotidiani, dal punto di vista grafico, si trovano in Polonia ed Estonia ?  Pluri-premiati – e non durante una sagra di paese. Siete a conoscenza che la rivoluzione del design di alcuni quotidiani dell’ex blocco sovietico ha portato a notevoli aumenti di tiratura delle copie cartacee degli stessi ?  Parliamo di una percentuale variabile in tre anni che va dal 13% al 100 % (sì, cento-per-cento).

Certo, paesi dove fino a non molti anni fa quotidiani e periodici (la vita in generale) non erano paragonabili ai nostri. Ma questa storia mi sembra comunque molto interessante.

Ciò che l’editore svedese Bonnier, proprietario di diverse testate con sede nell’ex-USSR ha fatto, è stato di affidare ad un art-director con un background da architetto la rivoluzione grafica, ma non solo grafica, di questi giornali. Badate: non quello che viene impropriamente definito restyling, ma un cambiamento anche del processo di costruzione del giornale.

Il simpatico Jacek Utko svela in 6 minuti di conferenza presso il TED a Long Beach, California, la sua breve e fulminante analisi della situazione attuale e la ricetta da lui applicata negli anni per migliorare i giornali ai quali lavora. Su un punto è stato molto chiaro: i quotidiani, così come sono adesso, moriranno. Punto. Il lavoro che lui ha fatto è temporaneo, ma almeno permette di prendere tempo e di non percorrere strade sbagliate come quelle che ho visto consigliate nelle conclusioni del rapporto della FIEG sulla stampa in Italia (sbagliate secondo me, naturalmente). Non voglio parlare ora della necessità da parte degli editori di “tutelare il valore dei contenuti editoriali attraverso la revisione della normativa sul diritto d’autore”, pagina 59 del rapporto, di cui vorrò pubblicare uno specifico post.

Riassumo qui di seguito la conferenza ma consiglio vivamente la visione e l’ascolto di questo breve video in inglese per maggiori dettagli:

  • i quotidiani stanno morendo per alcune ovvie  ragioni: a) i lettori non vogliono pagare per le notizie di ieri; b) gli iPhone o altri terminali sono decisamente più pratici e ti offrono aggiornamenti in tempo reale (provate a dirlo a coloro che stanno parlando di Stati Generali della stampa in Italia: quando il periodo di gratuità dei quotidiani per diciottenni finirà, quanti di questi giovani si tramuteranno in abbonati o acquirenti anche solo occasionali della copia cartacea ?  Ci sarà da leccarsi le dita se un paio di questi ragazzi si abboneranno alla versione on-line); c) aggiungo io che la crisi finanziaria ha accelerato l’agonia dei quotidiani cartacei già in atto da tempo.
  • le diverse opzioni che gli esperti stanno considerando sono: il quotidiano gratuito, formato tabloid, locale, di nicchia (ma non può essere gratuito), schierato (ne abbiamo di non??), + immagini – notizie, buono per la colazione (perchè quando sei in ufficio ti leggi gli aggiornamenti on-line e la sera la copia del mattino non è vecchia, è defunta). Sono opzioni che non risolvono il problema, ma rallentano l’agonia del mezzo cartaceo.
  • la storia di Utko è quella di un architetto che decide di lavorare come art-director per Bonnier finchè un giorno, a Londra, vede uno spettacolo che avrebbe potuto essere banale ma che il performer è riuscito a trasformare in arte (non ho potuto capire il nome del performer: l’accento dell’est rende alcune parole incomprensibili, almeno a me). Quindi, perchè non applicare la stessa intuizione al design del giornale ? Utko comincia a considerare il giornale come pezzo unico, una composizione (come in musica, dice) con i suoi ritmi, con la copertina che diventa un poster. Il suo approccio non era di cooperazione, quella era la sua prima pagina: sperimentazione (nella conferenza dice: come designer, ero responsabile di questa esperienza, di questa composizione, con i suoi ritmi). Subito, questo approccio ha prodotto i risultati di aumento di tiratura a cui accennavo all’inizio.
  • Può il design, da solo, modificare la tiratura del giornale ? No, perchè il processo non era rivolto solo a modificare il look ma tutto il prodotto, il processo di formazione dall’inizio alla fine. Ed è questo che lui intende come designer del giornale.
  • Quindi, la morale è che il design del giornale può non solo modificare l’aspetto ma anche tutto il workflow di produzione e di promozione. E i risultati di vendita … .

 

Credo che lo stesso principio possa essere applicato ai periodici. In altre parole: giornali più belli !! Dò per scontato che i contenuti di testo lo siano già   ;-)

Il futuro dei giornali, qualunque sarà, racchiude al suo misterioso interno il futuro dei redattori ma anche – ovviamente e soprattutto, dal mio punto di vista – quello dei fotografi editoriali. I quali guardano con grande preoccupazione al continuo diminuire dei numeri venduti e delle pagine pubblicitarie e, conseguentemente, dei loro guadagni. La richiesta di riduzione dei costi è stata la prima cosa a cui gli editori hanno pensato: se le pagine degli inserzionisti diminuiscono, gli abbonamenti e il numero delle copie vendute in edicola diminuisce, allora tagliamo i costi di realizzazione dei servizi. Peccato che tagliare i costi non migliori la qualità dei giornali, anzi,  ma peggiori certamente la vita dei fotografi e la qualità del lavoro realizzato (quando si realizza). Quindi, si innesca un perverso meccanismo.

© Paolo Nobile • Crocifissione (trittico)

© Paolo Nobile • Crocifissione • 3 stampe a contatto da negativi 8" x 10" su carta baritata montate su pannello

E qui arriva un punto di vista diverso: non quello dell’editore, direttore, o del collaboratore free-lance ma quello del lettore, affezionato o casuale. Sono un lettore, lo sono sempre stato sin da quando ho imparato a leggere e ho riempito fino ad alcuni anni fa il mio studio e la mia casa di libri, quotidiani e periodici. Ma quel tempo è finito. Ora compro solo libri (che continuano ad accumularsi) perchè tutti i quotidiani hanno ormai una versione on-line del giornale e se uno non si accontenta e vuole proprio la copia esatta del cartaceo se la paga, o acquista l’abbonamento e se la legge sul monitor. Per i periodici è un po’ diverso, ma alcuni (all’estero, non mi risulta in Italia ma potrei sbagliarmi) ci stanno provando – non so ancora con che risultati. Quindi, i periodici vanno ancora acquistati in edicola o ci si deve abbonare. Domanda: perchè io, lettore, dovrei abbonarmi o acquistare un periodico che non è più bello (interessante, stimolante, ecc.) come un tempo ? Dove la qualità dei servizi (fotografici, si intende) si è, generalmente, livellata verso il basso ? Dove la pubblicità (tanta) è raramente interessante ? (Sì, vi sono delle eccezioni, ma sono eccezioni).

Quindi, dicevo, si innesca questo meccanismo: gli inserzionisti non investono come prima (non hanno più soldi o stanno ad aspettare oppure deviano, giustamente, su internet) → meno pagine pubblicitarie → meno introiti per il giornale → taglio dei costi → peggioramento della qualità della pubblicazione → meno abbonamenti e vendite in edicola. Si obbietterà che, da sola, la qualità del giornale non è LA causa della diminuzione delle copie vendute, ma una delle cause. Vero. Ma se in un periodo di crisi come quello che stiamo affrontando tu cerchi di vendermi un prodotto di cui (forse) posso fare a meno e che in più non è granchè … .

Mi chiedo cosa pensino gli inserzionisti pubblicitari dei giornali di questo momento storico-economico.

Rob Haggart (ex Director of Photography di alcuni periodici americani) pubblica un blog molto interessante per noi fotografi e, credo, interessantissimo per i photo editor nostrani, soprattutto se all’inizio della carriera. In uno dei suoi post ha scritto, al fondo, questa cosa:

Finally, I will say this about the future of magazines and photography. There is no future for magazines that don’t challenge and surprise their readers with original sophisticated imagery. The internet has set the ground floor and if you can’t rise above it, you will disappear”.

Vangelo. Vale anche per noi fotografi ! Se non saremo in grado di dare risultati superiori alla media dei fotoamatori, faremo la fine dei dinosauri. La crisi finanziaria ha solo agito da catalizzatore di un processo cominciato anni fa nel campo dei media con una rivoluzione tecnologica che si sta tramutando (si è già tramutata) in rivoluzione culturale.

In un altro post, Haggart ha portato a nostra conoscenza il conto economico del mese di maggio 2008 di JPG magazine. È estremamente interessante per noi fotografi, visto che ci chiedono sempre di abbassare i costi. Vi invito a leggerlo e ad osservare in particolare i costi dei collaboratori versus altri costi come carta, stampa e spedizione. Noterete che il “giant sucking hole” non sono i costi dei contributors (23.000 USD) ma tutto il resto, in particolare i costi mensili di carta e stampa (104.000) e spedizione (23.000) per un totale di 127.000 $. Immagino che il conto economico di un periodico italiano sia molto simile.

Non è una novità: gran parte dell’editoria migrerà verso la rete con probabile e conseguente diminuzione dei costi per gli editori (almeno dei costi di carta, stampa e spedizione che, come abbiamo visto, sono enormi). Sarebbe un grave errore da parte degli editori continuare con questa politica della riduzione dei nostri compensi perchè:

  • I costi di gestione della nostra attività non sono diminuiti negli anni, anzi.
  • Al di sotto di una certa soglia (c.o.d.b. : cost of doing business) non si può scendere.
  • Produrre un (buon?) servizio, costa. Non si può pretendere di comprare una Mercedes al prezzo di una Panda.
  • Gli editori possono anche pubblicare i giornali su internet e risparmiare sui costi but if they “don’t surprise their readers with original sophisticated imagery …, they will disappear”.

E noi con loro.

Chi glielo dice ?